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Fotovoltaico da balcone: conviene davvero? Tre casi con i numeri

La risposta onesta è «dipende», ma dipende da tre cose sole e si possono misurare tutte. Qui ci sono tre case vere, i loro numeri e il prezzo dell'energia a cui ciascuna pareggia.

È una stima di pianificazione. Il risultato dipende dai coefficienti dichiarati qui sotto e dai numeri che inserisci tu. Serve a capire l'ordine di grandezza e a confrontare due scelte, non a promettere una resa: la tua bolletta dirà l'ultima parola.

Dipende da tre variabili, e solo da quelle: com'è esposto il balcone, quando consumi e quanto paghi il kWh. Sulle stesse tre case che trovi più sotto il rientro va da 3,6 a 8,8 anni: la stessa spesa, la stessa taglia, un risultato che cambia di quasi tre volte. Chi risponde «conviene» senza chiedere queste tre cose sta tirando a indovinare.

Le tre variabili, in ordine di peso

La prima è geometrica ed è la più brutale: orientamento, inclinazione e ombra entrano nel conto come fattori moltiplicativi. Fra una ringhiera a Sud senza ostacoli e una a Est con ombra marcata il prodotto dei due fattori passa da 0,70 a 0,36: meno della metà, prima ancora di aver parlato di quale pannello comprare. La matrice completa sta nella pagina madre sul fotovoltaico da balcone.

La seconda è comportamentale: a che ora consumi. Produzione e consumo sono due curve, e risparmi solo dove si sovrappongono, ora per ora. La terza è contrattuale: il prezzo che paghi per un kWh, tutto compreso. Non è quello scritto nell'offerta, è il totale annuo della bolletta diviso i kWh consumati nell'anno, quote fisse e oneri inclusi — perché quando autoconsumi non stai comprando energia a prezzo di listino, stai evitando una riga di bolletta con dentro anche una parte degli oneri proporzionali.

Tre case vere, tre risposte diverse

Tre indirizzi, tre impianti quasi identici, prezzo dell'energia 0,247 euro al kWh in tutti e tre. Tutti i numeri della tabella escono dal modello orario del dimensionatore, con le ipotesi scritte in chiaro.

Torino, ringhiera a Est, ombra marcata di un edificio di fronte, casa vuota di giorno. 780 Wp producono 335 kWh: la resa specifica scende a 429 kWh per kWp all'anno, meno di un terzo di quella di un tetto ben orientato. Il risparmio è 73 euro all'anno e con una spesa di 640 euro il rientro arriva a 8,8 anni, cioè metà della vita utile dei moduli.

Roma, ringhiera a Sud con ombra parziale, una persona che lavora da casa. 840 Wp producono 700 kWh e la postazione accesa nelle ore centrali ne cattura 644: 159 euro all'anno, rientro 4,3 anni. È il caso migliore per il fotovoltaico da balcone e non per la geografia: per l'orario.

Bari, ringhiera a Sud senza ostacoli, qualcuno in casa tutto il giorno. 880 Wp producono 986 kWh, il massimo dei tre, e il risparmio è 198 euro con un rientro di 3,6 anni. Qui però 185 kWh finiscono comunque in rete senza compenso: è il caso in cui vale la pena leggere il conto sull'accumulo.

La quota di autoconsumo è l'indicatore che inganna di più

Guarda le percentuali: quota di autoconsumo 88% a Torino, appena 81% a Bari. Un confronto commerciale userebbe questo dato per dire che a Torino l'impianto «funziona meglio». È vero il contrario: a Torino la quota è alta perché la produzione è piccola rispetto ai consumi, e tutto quel poco trova sempre qualcosa da alimentare. La percentuale premia gli impianti sottodimensionati. In euro, Bari risparmia 125 euro all'anno in più. La quota di autoconsumo è un indicatore diagnostico, non un obiettivo: dice se ha senso aggiungere una batteria, non se l'impianto conviene.

Quanto pesa il prezzo dell'energia

Il risparmio è lineare nel prezzo, quindi il rientro è inversamente proporzionale: se il prezzo raddoppia, gli anni si dimezzano. Vale la pena ribaltare la domanda e chiedersi a quale prezzo del kWh l'impianto rientra in dieci anni, che è un orizzonte prudente per un apparecchio che ne dura venti.

prezzopareggio = spesa / (autoconsumo annuo × 10)

A Torino servono 0,218 euro al kWh, a Bari ne bastano 0,090. Il primo è un prezzo che si vede nelle bollette italiane, il secondo è ben sotto: significa che il caso pugliese resta in piedi anche se l'energia costasse molto meno di oggi, mentre quello piemontese vive o muore sul prezzo. È la stessa differenza fra un investimento robusto e uno che dipende da una variabile che non controlli. Le condizioni economiche di riferimento del mercato elettrico le pubblica l'ARERA, mentre i dati sui consumi domestici medi degli italiani stanno sul sito dell'Istituto nazionale di statistica: prima di usarli, però, guarda la tua bolletta, che vale più di qualsiasi media.

I casi in cui non conviene, senza giri di parole

  • Balcone esposto a Nord. Il fattore geometrico scende a 0,30: si fa il conto solo per confermare che non si compra.
  • Ombra marcata nelle ore centrali da un edificio che non si sposta. Un pannello in ombra non produce poco: produce quasi niente, perché l'ombra su una parte del modulo penalizza tutto il modulo.
  • Consumo annuo molto basso. Sotto i 1.500 kWh, in una casa vuota di giorno, non c'è abbastanza carico da alimentare e quasi tutta la produzione diventa surplus non pagato.
  • Affitto a scadenza breve senza accordo scritto. Tecnicamente un impianto da balcone si smonta e si porta via, ed è un vantaggio reale rispetto a un impianto da tetto — ma va messo nero su bianco prima, insieme al ripristino dei fori.
  • Immobile in zona vincolata senza autorizzazione paesaggistica: qui non è una questione di convenienza, è una questione di ammissibilità.

Cosa misurare prima di decidere

L'orientamento con una bussola, non a memoria: sbagliare di quarantacinque gradi vale una decina di punti percentuali di resa. L'ombra a dicembre, non a giugno. È l'errore più comune di tutti: a giugno il sole passa alto e il palazzo di fronte non dà fastidio, a dicembre sta basso e ti toglie le ore centrali proprio quando la produzione è già scarsa. Vai sul balcone a mezzogiorno d'inverno e guarda dove cade l'ombra. Il consumo annuo preso dalla bolletta, e il prezzo effettivo calcolato come totale annuo diviso kWh. Con questi quattro dati il dimensionatore lavora sul tuo caso; senza, lavora su una media che non è la tua. Sull'efficienza degli usi domestici e su cosa conviene fare prima di produrre energia, il sito dell'ENEA è il riferimento pubblico.

Errori comuni

Prendere per buona la resa di brochure. Quasi sempre è calcolata su un piano inclinato esposto a Sud, che è un tetto, non una ringhiera. Sommare il surplus al risparmio. È l'errore che fa sembrare conveniente qualsiasi impianto: i kWh immessi in procedura semplificata valgono zero. Confrontare il rientro senza confrontare le ipotesi. Due calcolatori che danno numeri diversi non stanno litigando sui fatti: stanno usando profili di consumo diversi, e chi non li dichiara ha il numero più bello. Decidere sul prezzo di oggi senza chiedersi a quale prezzo si pareggia.

Tre case a confronto, stessa taglia e stesso prezzo dell'energia

Tre balconi, tre impianti quasi identici, energia pagata 0,247 euro al kWh
CasoProduzioneAutoconsumoQuotaRisparmioSpesaRientro
Torino, Est, ombra marcata, casa vuota di giorno335 kWh294 kWh88%73 €640 €8,8 anni
Roma, Sud, ombra parziale, lavoro da casa700 kWh644 kWh92%159 €690 €4,3 anni
Bari, Sud, orizzonte libero, casa sempre abitata986 kWh801 kWh81%198 €720 €3,6 anni

Domande frequenti

Conviene se sono in affitto?

Può convenire, perché a differenza di un impianto da tetto un impianto da balcone si smonta e si porta via: il valore residuo non resta al proprietario. Le condizioni da mettere per iscritto prima sono due, il consenso all'installazione e il ripristino dei fori alla riconsegna. E il conto va fatto sugli anni che pensi di restare, non sui vent'anni dei moduli.

Conviene anche se in casa non c'è nessuno di giorno?

Conviene meno, e la leva per migliorare non è comprare più pannelli: è spostare i carichi. Lavastoviglie e lavatrice con partenza differita a mezzogiorno, ricarica della bicicletta elettrica nel pomeriggio, scaldabagno programmato nelle ore centrali. Sono kilowattora che oggi regali alla rete e che diventano risparmio senza spendere un euro in più.

Con il balcone a Est o a Ovest ha ancora senso?

Sì, con una resa intorno alla metà di quella di un piano inclinato a Sud. Ha un vantaggio che il conto annuo nasconde: un balcone a Est produce presto la mattina, uno a Ovest tardi il pomeriggio, e in una casa con consumi concentrati alle estremità della giornata la sovrapposizione con i consumi può essere migliore di quella di un Sud pieno. Vale la pena provarlo nel dimensionatore.

Quanto dura un impianto da balcone?

I moduli hanno una vita utile dell'ordine dei vent'anni abbondanti, con una perdita di efficienza lenta e dichiarata dal costruttore. Il microinverter dura meno: è elettronica di potenza esposta agli sbalzi termici. Nei conti di questo sito la vita utile è un'ipotesi esplicita, non una promessa: cambiala e guarda come si muove il risultato.

Conviene di più cambiare fornitore?

Sono due leve che agiscono su fattori diversi della stessa moltiplicazione: il fornitore abbassa il prezzo del kWh, l'impianto riduce i kWh comprati. Il paradosso è che si ostacolano a vicenda: se ottieni un prezzo più basso, il risparmio dell'impianto scende in proporzione e il rientro si allunga. Cambiare fornitore è gratis e immediato, quindi va fatto prima e poi si rifà il conto dell'impianto con il prezzo nuovo.

Fonti e riferimenti

  • ARERA — le condizioni economiche di riferimento del mercato elettrico e la struttura della bolletta, per capire quale prezzo per kWh va usato nel conto.
  • Istituto nazionale di statistica — i dati sui consumi delle famiglie italiane, utili come termine di paragone quando la bolletta non è a portata di mano.
  • Centro comune di ricerca della Commissione europea — PVGIS, per confrontare la resa specifica della tua località con quella di riferimento della macro-area.
  • ENEA — guide sull'efficienza degli usi domestici: ridurre un consumo costa spesso meno che produrre l'energia per alimentarlo.