Si sceglie con quattro passi, in quest'ordine: elenca i carichi, converti in wattora, verifica la potenza continua, verifica lo spunto dei motori. I due conti — energia e potenza — indicano quasi sempre taglie diverse, e la taglia buona è la più grande delle due. Saltare il quarto passo è il motivo per cui una power station nuova non avvia il frigorifero.
Passo 1: l'elenco dei carichi, in ore equivalenti
La grandezza che serve non è «quante ore l'apparecchio è acceso» ma quante ore lavora a piena potenza. Un frigorifero combinato da 145 W è collegato ventiquattro ore su ventiquattro, ma il compressore parte e si ferma: le ore equivalenti sono circa 7,6, il che fa 1.102 Wh al giorno invece dei 3.480 che verrebbero fuori inserendo 24. Chi scrive 24 compra una power station tre volte più grande del necessario, e la paga tre volte tanto. Le ore equivalenti di trentacinque apparecchi domestici stanno nella nostra tabella dei consumi, insieme alla potenza e al fattore di spunto.
Passo 2: dai watt ai wattora da comprare
L'energia che i carichi chiedono all'uscita in corrente alternata non è quella che devi avere in batteria: in mezzo c'è l'inverter, e in mezzo ci sono tre margini che non si possono saltare.
Il rendimento dell'inverter sta intorno a 0,85 sugli apparecchi comuni e sale a 0,90 su quelli fatti bene. La profondità di scarica utile di una cella LiFePO4 vale 0,90: l'ultimo tratto della curva non è disponibile, e insistere accorcia la vita del pacco. Il margine per l'invecchiamento, 0,90, serve perché la power station deve fare il suo lavoro anche fra qualche centinaio di cicli, non solo appena scartata. La riserva è la parte che decidi di non usare: con il 20% il denominatore diventa 0,648 e il rapporto fra quello che compri e quello che pensavi di consumare è 1,54; contando anche l'inverter si arriva intorno a 1,8. Non è margine del venditore: sono quattro perdite dichiarate, e ognuna si può rifare a mano.
Esempio svolto: un blackout invernale in appartamento
Quattro carichi, quelli che servono davvero quando manca la corrente d'inverno: l'elettronica e il circolatore della caldaia (105 W per 6,1 ore equivalenti), il modem (12 W per 24 ore), il frigorifero (145 W per 7,6 ore equivalenti) e un portatile (62 W per 4,5 ore). Rendimento dell'inverter 0,85, un giorno di autonomia, riserva 20%, fattore di spunto 3.
All'uscita servono 2.310 Wh al giorno, che diventano 2.717 Wh da estrarre dalla batteria e 4.193 Wh di capacità nominale da comprare. La prima taglia commerciale che copre quel numero è 5.000 Wh: un apparecchio da trenta chili e da diverse migliaia di euro, per tenere in vita una caldaia e un frigorifero per un giorno. Questo è il punto in cui il calcolo smette di essere un preventivo e diventa una decisione.
Si sfoltisce l'elenco, ed è il passo che nessun configuratore commerciale ti fa fare. Il frigorifero, se non lo apri, tiene la temperatura per ore: contarlo a 4,0 ore equivalenti invece di 7,6 è realistico e porta il fabbisogno a 3.020 Wh, cioè alla taglia da 3.072 Wh. Togliendolo del tutto — frigorifero spento, porta chiusa, spesa fatta dopo — restano 1.967 Wh, cioè la taglia da 2.048 Wh, che è un apparecchio da appartamento vero. E se pretendi due giorni di autonomia con il frigorifero sfoltito servono 6.040 Wh: nessuna taglia commerciale ci arriva. Due giorni non si comprano, si ricaricano.
Un'ultima leva, prima di salire di taglia: con un inverter di rendimento 0,90 e una riserva del 10% al posto del 20%, l'elenco minimo scende da 1.967 a 1.651 Wh. Sono gli stessi carichi: cambiano solo due margini, ed è giusto sapere quanto pesano prima di decidere quanto essere prudenti.
Passi 3 e 4: potenza continua e spunto
L'elenco completo dell'esempio chiede 324 W continui se tutto è acceso insieme — ipotesi conservativa e dichiarata — ma il numero che decide è un altro. All'avvio il compressore del frigorifero chiede un multiplo della sua targa: con un fattore 3 il picco richiesto sale a 614 W, e con il fattore 3,5 che il nostro dataset attribuisce a quel frigorifero il solo spunto vale 508 W.
Una sola macchina alla volta parte: il picco si calcola sul motore peggiore, non su tutti insieme. Nel nostro esempio la taglia scelta per l'energia (3.072 Wh) porta con sé un inverter da 3.000 W continui e 6.000 W di picco dichiarato: la potenza avanza, comanda l'energia. Ma non è sempre così, ed ecco il caso opposto: un bollitore da 2.000 W acceso 0,14 ore al giorno consuma appena 280 Wh, un'inezia, ma pretende un inverter che regga 2.000 W continui. Qui è la potenza a scegliere la taglia, e l'energia non c'entra nulla. È esattamente per questo che i due conti vanno fatti separati.
La ricarica: quanto pannello serve per non restare a piedi
La resa reale di un pannello portatile si aggira sul 65% della targa, una volta contati angolo, temperatura, sporco e inseguimento del punto di massima potenza. Riempire la taglia da 3.072 Wh dell'esempio richiede circa 21,3 ore di sole pieno con 200 Wp di pannello, e 10,6 con 400. Le ore di sole pieno non sono le ore di luce: d'inverno al Nord valgono circa 2,6, in mezza stagione 4,4. Tradotto: rimettere ogni giorno in batteria l'energia dell'esempio richiede 5,8 giornate invernali del Nord con 200 Wp, e 1,7 giornate di mezza stagione con 400 Wp. È il conto che separa «ho una power station» da «ho autonomia».
Il dettaglio che decide se puoi metterci un carico critico
Se sotto la power station deve stare qualcosa che non può spegnersi — l'elettronica della caldaia, un registratore di videosorveglianza, un apparecchio per la ventilazione notturna — non basta la capacità: serve una commutazione automatica sotto i venti millisecondi. È un dato di scheda tecnica, non si deduce dai wattora e non si aggiunge dopo. Gli apparecchi che non la dichiarano vanno benissimo per il campeggio e non vanno bene per un carico critico.
Sull'uscita, poi, va verificata l'onda sinusoidale pura: le onde sinusoidali modificate fanno ronzare i motori e maltrattano gli alimentatori. Le uscite in continua, USB-C e 12 V, saltano l'inverter e rendono di più: quando puoi, usale. I requisiti di sicurezza delle celle e dei pacchi al litio sono materia di norme internazionali pubblicate dall'International Electrotechnical Commission e recepite in Italia dal CEI; sulle precauzioni domestiche nella conservazione e nella ricarica, le indicazioni del Corpo nazionale dei vigili del fuoco sono il riferimento pubblico.
Cosa misurare prima di comprare
- La targa di ogni apparecchio che vuoi alimentare: watt, non «circa».
- Le ore equivalenti reali, con un misuratore da presa lasciato una settimana sul frigorifero: costa poco e sostituisce qualsiasi tabella, la nostra compresa.
- Quante ore di autonomia ti servono davvero: i blackout residenziali durano quasi sempre meno di quello che si teme, e dimensionare sul caso peggiore raddoppia la spesa.
- Peso e maniglia, se l'apparecchio deve muoversi: sopra i venti chili «portatile» diventa una parola generosa.
Errori comuni
Inserire 24 ore per il frigorifero. È l'errore numero uno e da solo triplica la spesa. Dimenticare il rendimento dell'inverter. I wattora della batteria non sono quelli che escono dalla presa. Comprare guardando il numero grande del picco. Il picco dichiarato regge una frazione di secondo: se il tuo motore ha bisogno di più tempo per partire, interviene la protezione lo stesso. Contare sulla capacità nominale intera. Fra profondità di scarica e invecchiamento, quello che puoi usare davvero è circa i quattro quinti. Usarla per scaldare. Una stufetta da due kilowatt svuota in mezz'ora quasi tutto: l'energia immagazzinata è la più cara che hai in casa, e va spesa dove non c'è alternativa. Il conto completo, con i tuoi carichi, lo fa il dimensionatore power station; il quadro generale sta nella pagina madre sulle power station portatili.