Le due soglie non regolano la stessa materia, ed è per questo che se ne discute male. Gli 800 W riguardano la procedura di connessione: sotto quella potenza basta la Comunicazione Unica al distributore. I 350 W riguardano il modo di collegarsi: fino a lì l'apparato si connette direttamente tramite spina. Fra le due soglie la procedura resta semplificata, ma l'installazione non lo è più.
Cosa dice ciascuna delle due
La prima viene dalla regolazione: la delibera 315/2020/R/eel dell'ARERA, del 5 agosto 2020, ha modificato il TICA e introdotto, per gli impianti sotto gli 800 W collegati a un punto di prelievo già dotato di contratto di fornitura con potenza disponibile adeguata, una comunicazione al distributore che è di per sé titolo abilitante alla connessione. Niente domanda di connessione, niente corrispettivi, niente contratto di dispacciamento — e, come contropartita, nessuna remunerazione dell'energia immessa.
La seconda viene dalla tecnica: la CEI 0-21, la norma di riferimento per la connessione alle reti di bassa tensione, che pubblica il Comitato Elettrotecnico Italiano. Fino a 350 W l'apparato è trattato come un prodotto completo e pronto alla connessione diretta tramite spina, e non richiede il regolamento d'esercizio. Sopra, si torna nel mondo degli impianti: e un impianto, in Italia, lo mette in servizio un'impresa abilitata ai sensi del DM 37/2008, il decreto che il Ministero delle imprese e del made in Italy pubblica insieme alla modulistica.
Detto in una riga: sotto gli 800 W è semplificata la burocrazia con il distributore, non il lavoro elettrico. Lo slogan commerciale «800 W senza installatore», stampato su parecchie confezioni, mette insieme due regole che parlano di cose diverse.
Decide l'inverter, non i pannelli
La potenza che conta è quella immessa in rete, cioè quella di uscita del microinverter. I watt di picco dei moduli non entrano nella soglia: puoi avere 870 Wp di pannelli e restare nella fascia più bassa, se il microinverter si ferma a 350 W. Solo che quei pannelli in più, oltre un certo punto, non producono niente.
Il taglio dell'inverter (il clipping) entra in gioco quando i moduli superano di oltre il 20% la potenza di uscita. Esempio svolto, Centro Italia, ringhiera a Sud con ombra parziale: 435 Wp su un microinverter da 350 W danno 350 kWh all'anno. Raddoppiando i moduli a 870 Wp, con lo stesso microinverter, il modello restituisce 350 kWh: lo stesso numero, perché sopra la soglia il fattore di taglio scende esattamente quanto sale la potenza installata. Nella realtà un guadagno residuo c'è, nelle ore di spalla e nelle giornate coperte, ed è dell'ordine di pochi punti percentuali: il nostro modello lo trascura di proposito e lo dichiara, perché è preferibile un tetto conservativo a una promessa. La sostanza non cambia: sovradimensionare i moduli sotto un inverter piccolo è il modo più caro di non produrre energia.
I tre documenti della fascia intermedia
Fra 350 e 800 W servono tre cose che nessun proprietario può produrre da sé:
- La dichiarazione di conformità dell'impianto, rilasciata dall'impresa installatrice abilitata: è il documento che attesta l'esecuzione a regola d'arte e che nessuno può autocertificare al posto suo.
- Lo schema elettrico unifilare, timbrato e firmato: descrive come l'impianto di produzione si inserisce in quello di casa, dove sono le protezioni e con quali caratteristiche.
- Il regolamento d'esercizio, cioè l'allegato G-bis della CEI 0-21: è il contratto tecnico fra te e il distributore, e stabilisce come l'impianto si comporta nei confronti della rete.
Vanno allegati alla comunicazione che si invia dall'area clienti del distributore, sezione produttori: le istruzioni operative e la modulistica le pubblica e-distribuzione per la propria rete, e ogni distributore per la sua. Il GSE, in questa procedura, non c'entra: non si chiede nulla, perché non si chiede alcun incentivo né alcun ritiro dell'energia.
Vale la pena salire di fascia? Il conto, non l'opinione
Confrontiamo due configurazioni sullo stesso balcone: 435 Wp con microinverter da 350 W contro 870 Wp con microinverter da 800 W. Prezzo dell'energia 0,247 euro al kWh, consumo 2.740 kWh all'anno.
Con la casa vuota di giorno, il risparmio passa da 79 a 113 euro all'anno: 34 euro di differenza. Se l'installatore per i tre documenti chiede fra 250 e 600 euro, quella sola voce si ripaga in 7,3-17,6 anni, senza contare i pannelli e il microinverter in più. Con qualcuno sempre in casa, invece, la differenza sale a 81 euro all'anno e la stessa voce rientra in 3,1-7,4 anni. La soglia giusta per te dipende dal tuo profilo di consumo, non dalla taglia che fa più scena. Il resto del conto, con i tuoi numeri, lo fa il dimensionatore, che mostra l'avviso della fascia appena tocchi la potenza dell'inverter.
Un solo impianto per punto di prelievo
È il vincolo che sfugge più spesso, e non si aggira: la procedura semplificata vale per un impianto sul punto di prelievo. Due kit da 400 W sullo stesso POD non fanno due pratiche da 400 W: fanno un impianto da 800 W, e se il secondo non viene comunicato la situazione non è una svista, è un impianto non dichiarato. Lo stesso vale per l'accumulo con inverter proprio: se immette in rete, la sua potenza si somma.
Cosa controllare sul kit prima di comprarlo
- La potenza di uscita dichiarata del microinverter, in watt, e non i Wp scritti sulla scatola.
- La conformità alla CEI 0-21 dichiarata dal costruttore per il mercato italiano, con la protezione di interfaccia integrata: un inverter conforme a una norma di un altro Paese non è equivalente.
- Il manuale in italiano e i dati di targa leggibili: servono all'installatore per lo schema, e servono a te se un domani qualcuno chiede conto dell'impianto.
- Se il venditore include i documenti della fascia intermedia oppure no. Quasi mai li include, e quasi mai lo scrive.
Se la comunicazione non parte
Non è una formalità rimandabile: la comunicazione è il titolo che rende la connessione legittima. Un impianto che immette in rete senza essere stato dichiarato è un impianto irregolare, con conseguenze che vanno dalla richiesta di rimozione da parte del distributore alle contestazioni in caso di sinistro, dove la compagnia guarda esattamente questo genere di carte. È l'adempimento più economico di tutta l'operazione: non costa nulla e si fa online.
Sul piano impiantistico resta valido il riferimento della CEI 64-8, con il collegamento a monte dei dispositivi di protezione dei carichi: il limite non è il pannello, è la linea di casa, con la sua sezione e la sua età. Qui esponiamo la regola e la fonte; il caso concreto lo valuta chi firma.