Una power station è una batteria al litio ferro fosfato con dentro un inverter, una o più prese a 230 V e un caricatore. Si compra in wattora, quanta energia contiene, e si usa in watt, quanta potenza eroga: sono due numeri indipendenti, e confonderli è il modo più comune di comprare quella sbagliata.
Wattora contro watt, l'equivoco che fa comprare male
I wattora dicono per quanto tempo. I watt dicono cosa puoi accendere. Una power station da 1.024 Wh con un inverter da 1.000 W tiene acceso un modem da 12 W per giorni, ma non avvia un'idropulitrice da 1.400 W nemmeno per un secondo. Al contrario, un apparecchio da 500 Wh con inverter da 1.200 W accende il bollitore e lo tiene acceso otto minuti. Il conto dell'energia e il conto della potenza vanno fatti separatamente, e la taglia giusta è quella che passa entrambi.
Con i valori di riferimento — rendimento dell'inverter 0,85, profondità di scarica utile 0,90, margine di invecchiamento 0,90, riserva 20% — la capacità nominale da comprare viene circa 1,8 volte l'energia che pensavi di consumare. Non è margine del venditore: è la somma di quattro perdite dichiarate, e si può rifare a mano una per una.
Lo spunto dei motori, il conto che manca a tutti
Un frigorifero da 145 W non chiede 145 W all'accensione: il compressore, per una frazione di secondo, ne chiede tre o quattro volte tanti. È la corrente di spunto, e un inverter che non la regge va in protezione e si spegne. La potenza di picco richiesta si calcola così:
con k pari a 3 di default per motori e compressori, da alzare a 4 per le pompe sotto battente. È il motivo per cui una power station da 300 W nominali non avvia un frigorifero da 150 W, e nessuna scheda prodotto lo scrive in chiaro: sta scritto nel numero «picco» o «surge», che quasi nessuno confronta con il proprio elenco di carichi.
LiFePO4: perché la chimica conta
Le power station di buona qualità usano celle al litio ferro fosfato. Rispetto alle vecchie NMC hanno una densità di energia più bassa, quindi a parità di wattora pesano di più, ma reggono qualche migliaio di cicli invece di qualche centinaio e hanno un comportamento termico molto più tranquillo. Su un apparecchio che sta in casa, si ricarica spesso e resta acceso per anni, la durata conta più del peso. La profondità di scarica utile è l'altro numero da conoscere: si dimensiona sul 90% della capacità nominale, non sul 100%, perché l'ultimo tratto della curva non è disponibile e perché scaricare a fondo accorcia la vita del pacco.
Uscite, ricarica e commutazione
Le prese a 230 V devono essere a onda sinusoidale pura: le onde sinusoidali modificate fanno ronzare i motori e non vanno bene per l'elettronica sensibile. Le uscite in continua — USB-C con power delivery, 12 V per l'accendisigari — sono più efficienti perché saltano l'inverter, e quando puoi conviene usarle. Sulla ricarica ci sono tre strade: da rete, con tempi che vanno da un'ora a sei ore a seconda del caricatore; da auto a 12 V, lenta ma sempre disponibile; da pannello solare, dove la resa reale si aggira sul 65% del valore di targa una volta contati angolo, temperatura, sporco e inseguimento del punto di massima potenza.
Un'ultima caratteristica separa i modelli che possono stare sotto un carico critico da quelli che non possono: la commutazione automatica. Se ti serve che il modem, il registratore della videosorveglianza o l'elettronica della caldaia non si spengano mai, serve un passaggio da rete a batteria sotto i 20 millisecondi. È scritto nella scheda tecnica, non si deduce dalla capacità e non si può aggiungere dopo.
A cosa serve davvero, e a cosa no
Serve a tenere in vita i carichi piccoli e continui quando la rete manca: modem, luci, un frigorifero, un apparecchio per la ventilazione notturna, la caldaia che senza corrente non parte. Serve in camper, in barca, in un terreno senza allaccio, su un banco di lavoro all'aperto. Non serve a riscaldare: un'ora di stufetta da 2 kW svuota due terzi di una power station da 3 kWh, e scaldare con l'elettricità immagazzinata è il modo più caro che esista. E non sostituisce un impianto: se l'energia ti serve tutti i giorni e non solo quando salta la corrente, il conto giusto da fare è quello del balcone, non quello della portabilità.