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Kit fotovoltaico da balcone: cosa c'è dentro, e cosa manca quasi sempre

Nella scatola ci sono cinque pezzi, ma uno solo decide la produzione utile, la fascia normativa e quanto spenderai dopo. I watt di picco dei pannelli sono il numero più visibile e il meno informativo.

È una stima di pianificazione. Il risultato dipende dai coefficienti dichiarati qui sotto e dai numeri che inserisci tu. Serve a capire l'ordine di grandezza e a confrontare due scelte, non a promettere una resa: la tua bolletta dirà l'ultima parola.
Il limite non è il pannello, è la casa. Il collegamento va fatto a monte delle protezioni, su una linea che regga la corrente, e sopra i 350 W la dichiarazione di conformità la firma un installatore abilitato (DM 37/2008). Qui spieghiamo la regola: non è una procedura di montaggio.

Un kit da balcone è la stessa manciata di pezzi venduta in una scatola sola: uno o due moduli, il microinverter, le staffe, i cavi e la spina. Il pezzo che decide tutto è il microinverter, perché la sua potenza in uscita fissa la fascia normativa e taglia la produzione quando i pannelli sono troppi. Con 910 Wp su un inverter da 800 W il modello dà 758 kWh all'anno; gli stessi moduli su un inverter da 350 W ne danno 350.

I cinque pezzi, e quale comanda gli altri

Nella scatola ci sono i moduli, oggi da 400 a 500 Wp l'uno; il microinverter, che converte in alternata a 230 V e si sincronizza con la rete; le staffe; i cavi in continua con i connettori; il cavo di rete con la spina. Quattro di questi cinque pezzi si comprano quasi a peso e cambiano poco il risultato. Il quinto no. La potenza attiva massima che il microinverter immette in rete è l'unico numero che compare nella regola: fino a 350 W la connessione avviene direttamente tramite spina, sopra servono documenti che il proprietario non può firmare. Il dettaglio con le fonti primarie sta nella pagina sulla soglia dei 350 e degli 800 W; qui interessa la conseguenza commerciale, che è meno nota e più costosa.

La conseguenza è questa: i venditori sanno che il numero grande vende, e il numero grande sono i watt di picco dei pannelli. Un kit può quindi mettere in scatola 910 Wp di moduli e un microinverter da 350 W, essere perfettamente legittimo, e lasciare per strada più della metà di quello che i pannelli saprebbero produrre. Non è un difetto nascosto: è scritto sulla scheda, in due righe diverse, e quasi nessuno le legge insieme.

Il rapporto fra pannelli e inverter, e quanto se ne butta

fclipping = 1 se Wp ≤ 1,2 × Winverter, altrimenti (1,2 × Winverter) / Wp

Il coefficiente 1,2 non è una convenzione arbitraria: un modulo raggiunge la potenza di targa solo nell'ora buona di una giornata limpida, con la cella fredda, e per il resto del tempo sta sotto. Sovradimensionare i pannelli di un quinto rispetto all'inverter riempie le ore mediocri senza perdere quasi nulla nelle ore piene; oltre, si comincia a tagliare la cima della campana. La regola pratica che ne esce è breve: 960 Wp è il tetto sensato di un microinverter da 800 W, e 420 Wp quello di un microinverter da 350 W.

La tabella qui sotto mette lo stesso modulo da 455 Wp dentro cinque scatole diverse, a parità di tutto il resto: Centro Italia, ringhiera verticale esposta a Sud, ombra parziale, casa da 2.615 kWh all'anno con profilo di famiglia numerosa, energia pagata 0,247 euro al kWh. La riga che merita due minuti è la terza confrontata con la quarta: due moduli su un inverter da 350 W producono 350 kWh, esattamente quanto ne produce un modulo solo sullo stesso inverter. Il secondo pannello, in quella configurazione, è un pezzo di arredamento.

I tre pezzi che nella scatola non ci sono

Le staffe giuste per la tua ringhiera. Quelle in dotazione sono universali, cioè tarate su un profilo tondo di diametro medio. Se la ringhiera è a piatto, se il parapetto è in muratura, se il balcone è su un angolo esposto, l'ancoraggio va rifatto: un modulo da poco meno di due metri quadri è una vela, e il carico da vento è un problema strutturale, non estetico. Sono le decine di euro che nessun confronto di prezzo considera, e sono anche l'unica voce su cui non ha senso risparmiare.

Il cavo della lunghezza che serve. Nei kit il cavo di rete è spesso da tre metri, misura che presuppone una presa sul balcone. Se la presa è in cucina il cavo va sostituito, non prolungato con una ciabatta, e la sezione si sceglie sulla distanza e sulla caduta di tensione ammessa. Il riferimento impiantistico è la CEI 64-8 all'articolo 551.7.2, e la regola pratica che ne discende è che il collegamento sta a monte delle protezioni, non dietro un mobile.

La conformità, quando serve. Sopra i 350 W di inverter l'installazione è lavoro di impresa abilitata ai sensi del decreto ministeriale 37 del 2008, materia seguita dal Ministero delle imprese e del made in Italy: servono dichiarazione di conformità, schema unifilare e regolamento d'esercizio. Nessun kit contiene questi tre documenti, e nessuna scatola può contenerli, perché li firma una persona dopo aver visto il tuo quadro elettrico. La voce di spesa relativa sta nella guida su quanto costa un impianto da balcone.

Come si legge la scheda di un kit in cinque minuti

  1. Potenza attiva massima in uscita del microinverter, in watt in alternata. Se sulla scheda c'è solo la potenza in ingresso, il dato non c'è: chiedilo per iscritto prima di pagare.
  2. Watt di picco totali dei moduli, e il rapporto con il numero sopra. Oltre 1,2 stai comprando pannelli destinati a essere tagliati.
  3. Limitabilità della potenza: alcuni microinverter si programmano a 350 W o a 800 W. È la funzione che ti fa scegliere la procedura invece di subirla.
  4. Dichiarazione di conformità alla CEI 0-21 del microinverter, con la protezione di interfaccia. Senza quella, il distributore non ha nulla da approvare.
  5. Tipo di staffe e superficie del modulo, confrontati con la tua ringhiera misurata con il metro, non a occhio.
  6. Garanzia divisa per pezzo: i moduli hanno garanzie lunghe sulla resa, il microinverter una garanzia commerciale più corta. Ed è il microinverter a rompersi per primo.

Quando conviene comprare i pezzi separati

Il kit conviene se il rapporto fra moduli e inverter è già giusto e le staffe combaciano con la tua ringhiera: in quel caso paghi meno di quanto pagheresti i pezzi uno per uno e non hai niente da progettare. Conviene comprare separato in tre casi. Se la ringhiera è anomala, perché il risparmio del kit lo perdi tutto in staffe inutilizzabili. Se vuoi restare sotto i 350 W con un solo modulo, configurazione che i kit quasi non vendono perché fa un numero piccolo in vetrina, e che però è l'unica davvero senza pratiche. E se hai già i moduli: lì serve solo la conversione, e il confronto si fa fra microinverter, non fra scatole. Prima di decidere, il conto della tua produzione e del tuo autoconsumo lo fa il dimensionatore balcone, che ha il taglio dell'inverter fra gli input proprio per questo.

Un'ultima verifica riguarda la provenienza. I moduli e i microinverter venduti in Italia devono rispondere alle norme di prodotto recepite dal CEI, e la connessione alla rete di bassa tensione segue le regole che pubblica il distributore: per la rete più estesa d'Italia il riferimento è e-distribuzione. Un kit acquistato fuori dall'Unione europea può essere ottimo e può essere inutilizzabile: la differenza non sta nel prezzo, sta nella documentazione che arriva dentro la scatola.

Errori comuni

Confrontare due kit sui watt di picco. È il confronto sbagliato: due kit da 910 Wp con inverter diversi differiscono di centinaia di kilowattora all'anno. Comprare il modulo in più. Su un microinverter già saturo il pannello aggiuntivo produce quasi niente: nel nostro esempio il salto da due a quattro moduli su 800 W porta la produzione da 758 a 800 kWh, cioè il doppio dei pannelli per un guadagno del 5%. Credere allo slogan «800 W senza installatore». La soglia del fai da te è l'altra, e sta 450 watt più in basso. Dimenticare l'autoconsumo. Un kit più grande produce di più ma non risparmia in proporzione, perché il surplus vale zero euro: nella tabella, il salto da 758 a 800 kWh di produzione vale appena 3 euro l'anno in più. Il perché, e come si recupera, sta nella guida sull'accumulo plug-in; il quadro generale nella pagina madre sul fotovoltaico da balcone.

Lo stesso modulo dentro cinque scatole diverse

Lo stesso modulo da 455 Wp dentro cinque scatole diverse: ringhiera verticale a Sud, Centro Italia, ombra parziale
ConfigurazioneWp per W di inverterFattore di taglioProduzioneAutoconsumoRisparmioFascia normativa
Due moduli, inverter da 800 W1,141,000758 kWh606 kWh150 €da 350 a 800 W
Due moduli, inverter da 600 W1,520,791600 kWh532 kWh131 €da 350 a 800 W
Due moduli, inverter da 350 W2,600,462350 kWh322 kWh80 €fino a 350 W
Un modulo, inverter da 350 W1,300,923350 kWh322 kWh80 €fino a 350 W
Quattro moduli, inverter da 800 W2,280,527800 kWh620 kWh153 €da 350 a 800 W

Consumo 2.615 kWh all'anno con profilo di famiglia numerosa, energia pagata 0,247 euro al kWh, nessun accumulo. Il fattore di taglio vale 1 finché i watt di picco restano sotto 1,2 volte la potenza dell'inverter.

Domande frequenti

Posso aggiungere un terzo pannello al kit che ho già?

Solo se il microinverter ha un ingresso libero e se la somma dei watt di picco resta sotto 1,2 volte la sua potenza in uscita. Su un microinverter da 800 W il tetto sensato è 960 Wp: se sei già a 910, il terzo modulo produce quasi niente e ti costa staffe, cavi e superficie di ringhiera. Prima di comprarlo, guarda il fattore di taglio nella tabella qui sopra e rifai il conto con la configurazione che hai in mente.

Il microinverter del kit si può limitare a 350 W?

Alcuni sì, e la funzione è dichiarata sulla scheda o nel manuale come limitazione della potenza attiva in uscita. È una possibilità che vale la pena verificare prima dell'acquisto, perché ti permette di scegliere la fascia normativa invece di subirla: con l'uscita limitata resti nella connessione diretta tramite spina e non ti servono i tre documenti dell'installatore. Il prezzo che paghi è la produzione tagliata nelle ore centrali, e quanto costi in kilowattora lo vedi nella terza riga della tabella.

I moduli bifacciali rendono di più su una ringhiera?

Dipende interamente da cosa c'è dietro. Il guadagno di un modulo bifacciale viene dalla luce riflessa che colpisce la faccia posteriore, quindi serve una superficie chiara e distante: un pavimento in ghiaia chiara sotto un modulo staccato dal parapetto può valere qualche punto percentuale, mentre un pannello appoggiato a una ringhiera piena o a un muro scuro non guadagna nulla, perché dietro non arriva luce. Sulla maggior parte dei balconi italiani il bifacciale è un sovrapprezzo senza contropartita.

Meglio due microinverter da 400 W o uno solo da 800 W?

Dal punto di vista della resa i due schemi si equivalgono, e quello doppio ha un vantaggio: se un modulo va in ombra, l'altro continua a lavorare sul proprio convertitore. Dal punto di vista della regola, invece, non cambia niente e conviene saperlo prima: la potenza che conta è quella complessivamente immessa nel punto di connessione, quindi due apparecchi da 400 W collegati alla stessa utenza fanno 800 W, non due impianti da 400. E costano di più.

Il kit va bene anche su un parapetto in vetro o in muratura?

Le staffe del kit no, quasi certamente. Sono pensate per un profilo tubolare di diametro comune e si fissano a morsetto: su un parapetto pieno servono staffe da appoggio zavorrate o un ancoraggio meccanico alla struttura, e sul vetro non si fissa niente. In quei casi il modulo si mette a terra sul balcone con un cavalletto, oppure si rinuncia. La verifica va fatta prima di ordinare, con il metro in mano: è l'errore che manda indietro più pacchi.

Fonti e riferimenti