Un kit da balcone è la stessa manciata di pezzi venduta in una scatola sola: uno o due moduli, il microinverter, le staffe, i cavi e la spina. Il pezzo che decide tutto è il microinverter, perché la sua potenza in uscita fissa la fascia normativa e taglia la produzione quando i pannelli sono troppi. Con 910 Wp su un inverter da 800 W il modello dà 758 kWh all'anno; gli stessi moduli su un inverter da 350 W ne danno 350.
I cinque pezzi, e quale comanda gli altri
Nella scatola ci sono i moduli, oggi da 400 a 500 Wp l'uno; il microinverter, che converte in alternata a 230 V e si sincronizza con la rete; le staffe; i cavi in continua con i connettori; il cavo di rete con la spina. Quattro di questi cinque pezzi si comprano quasi a peso e cambiano poco il risultato. Il quinto no. La potenza attiva massima che il microinverter immette in rete è l'unico numero che compare nella regola: fino a 350 W la connessione avviene direttamente tramite spina, sopra servono documenti che il proprietario non può firmare. Il dettaglio con le fonti primarie sta nella pagina sulla soglia dei 350 e degli 800 W; qui interessa la conseguenza commerciale, che è meno nota e più costosa.
La conseguenza è questa: i venditori sanno che il numero grande vende, e il numero grande sono i watt di picco dei pannelli. Un kit può quindi mettere in scatola 910 Wp di moduli e un microinverter da 350 W, essere perfettamente legittimo, e lasciare per strada più della metà di quello che i pannelli saprebbero produrre. Non è un difetto nascosto: è scritto sulla scheda, in due righe diverse, e quasi nessuno le legge insieme.
Il rapporto fra pannelli e inverter, e quanto se ne butta
Il coefficiente 1,2 non è una convenzione arbitraria: un modulo raggiunge la potenza di targa solo nell'ora buona di una giornata limpida, con la cella fredda, e per il resto del tempo sta sotto. Sovradimensionare i pannelli di un quinto rispetto all'inverter riempie le ore mediocri senza perdere quasi nulla nelle ore piene; oltre, si comincia a tagliare la cima della campana. La regola pratica che ne esce è breve: 960 Wp è il tetto sensato di un microinverter da 800 W, e 420 Wp quello di un microinverter da 350 W.
La tabella qui sotto mette lo stesso modulo da 455 Wp dentro cinque scatole diverse, a parità di tutto il resto: Centro Italia, ringhiera verticale esposta a Sud, ombra parziale, casa da 2.615 kWh all'anno con profilo di famiglia numerosa, energia pagata 0,247 euro al kWh. La riga che merita due minuti è la terza confrontata con la quarta: due moduli su un inverter da 350 W producono 350 kWh, esattamente quanto ne produce un modulo solo sullo stesso inverter. Il secondo pannello, in quella configurazione, è un pezzo di arredamento.
I tre pezzi che nella scatola non ci sono
Le staffe giuste per la tua ringhiera. Quelle in dotazione sono universali, cioè tarate su un profilo tondo di diametro medio. Se la ringhiera è a piatto, se il parapetto è in muratura, se il balcone è su un angolo esposto, l'ancoraggio va rifatto: un modulo da poco meno di due metri quadri è una vela, e il carico da vento è un problema strutturale, non estetico. Sono le decine di euro che nessun confronto di prezzo considera, e sono anche l'unica voce su cui non ha senso risparmiare.
Il cavo della lunghezza che serve. Nei kit il cavo di rete è spesso da tre metri, misura che presuppone una presa sul balcone. Se la presa è in cucina il cavo va sostituito, non prolungato con una ciabatta, e la sezione si sceglie sulla distanza e sulla caduta di tensione ammessa. Il riferimento impiantistico è la CEI 64-8 all'articolo 551.7.2, e la regola pratica che ne discende è che il collegamento sta a monte delle protezioni, non dietro un mobile.
La conformità, quando serve. Sopra i 350 W di inverter l'installazione è lavoro di impresa abilitata ai sensi del decreto ministeriale 37 del 2008, materia seguita dal Ministero delle imprese e del made in Italy: servono dichiarazione di conformità, schema unifilare e regolamento d'esercizio. Nessun kit contiene questi tre documenti, e nessuna scatola può contenerli, perché li firma una persona dopo aver visto il tuo quadro elettrico. La voce di spesa relativa sta nella guida su quanto costa un impianto da balcone.
Come si legge la scheda di un kit in cinque minuti
- Potenza attiva massima in uscita del microinverter, in watt in alternata. Se sulla scheda c'è solo la potenza in ingresso, il dato non c'è: chiedilo per iscritto prima di pagare.
- Watt di picco totali dei moduli, e il rapporto con il numero sopra. Oltre 1,2 stai comprando pannelli destinati a essere tagliati.
- Limitabilità della potenza: alcuni microinverter si programmano a 350 W o a 800 W. È la funzione che ti fa scegliere la procedura invece di subirla.
- Dichiarazione di conformità alla CEI 0-21 del microinverter, con la protezione di interfaccia. Senza quella, il distributore non ha nulla da approvare.
- Tipo di staffe e superficie del modulo, confrontati con la tua ringhiera misurata con il metro, non a occhio.
- Garanzia divisa per pezzo: i moduli hanno garanzie lunghe sulla resa, il microinverter una garanzia commerciale più corta. Ed è il microinverter a rompersi per primo.
Quando conviene comprare i pezzi separati
Il kit conviene se il rapporto fra moduli e inverter è già giusto e le staffe combaciano con la tua ringhiera: in quel caso paghi meno di quanto pagheresti i pezzi uno per uno e non hai niente da progettare. Conviene comprare separato in tre casi. Se la ringhiera è anomala, perché il risparmio del kit lo perdi tutto in staffe inutilizzabili. Se vuoi restare sotto i 350 W con un solo modulo, configurazione che i kit quasi non vendono perché fa un numero piccolo in vetrina, e che però è l'unica davvero senza pratiche. E se hai già i moduli: lì serve solo la conversione, e il confronto si fa fra microinverter, non fra scatole. Prima di decidere, il conto della tua produzione e del tuo autoconsumo lo fa il dimensionatore balcone, che ha il taglio dell'inverter fra gli input proprio per questo.
Un'ultima verifica riguarda la provenienza. I moduli e i microinverter venduti in Italia devono rispondere alle norme di prodotto recepite dal CEI, e la connessione alla rete di bassa tensione segue le regole che pubblica il distributore: per la rete più estesa d'Italia il riferimento è e-distribuzione. Un kit acquistato fuori dall'Unione europea può essere ottimo e può essere inutilizzabile: la differenza non sta nel prezzo, sta nella documentazione che arriva dentro la scatola.
Errori comuni
Confrontare due kit sui watt di picco. È il confronto sbagliato: due kit da 910 Wp con inverter diversi differiscono di centinaia di kilowattora all'anno. Comprare il modulo in più. Su un microinverter già saturo il pannello aggiuntivo produce quasi niente: nel nostro esempio il salto da due a quattro moduli su 800 W porta la produzione da 758 a 800 kWh, cioè il doppio dei pannelli per un guadagno del 5%. Credere allo slogan «800 W senza installatore». La soglia del fai da te è l'altra, e sta 450 watt più in basso. Dimenticare l'autoconsumo. Un kit più grande produce di più ma non risparmia in proporzione, perché il surplus vale zero euro: nella tabella, il salto da 758 a 800 kWh di produzione vale appena 3 euro l'anno in più. Il perché, e come si recupera, sta nella guida sull'accumulo plug-in; il quadro generale nella pagina madre sul fotovoltaico da balcone.